Federico García Lorca (1898-1935)

PRECIOSA E IL VENTO

La luna di pergamena
Preciosa suonando viene,
lungo i cristalli e gli allori
di un anfibio sentiero.
Il silenzio senza stelle,
sfuggendo a quelle cadenze,
va dove il mare urta e canta
la notte piena di pesci.
Sulle cime della sierra
dormono i carabinieri
sorvegliando bianche torri
dove vivono gli inglesi.
E i gitani delle acque
fanno per divertimento,
padiglioni di conchiglie
con rami di pino verde.

*

La luna di pergamena
Preciosa suonando viene.
Vedendola si è levato
il vento, che veglia sempre.
E San Cristoforo nudo,
pieno di lingue celesti,
se la guarda mentre suona
una dolce piva assente.

Bella, lascia che sollevi
la tua veste per vederti.
Apri a queste dita antiche
la rosa blu del tuo ventre.
Getta il cembalo Preciosa
e fugge velocemente.
La rincorre il vento-omone
con una spada rovente.

Corruga il suo suono il mare.
Si sbiancano gli oliveti.
Cantano i flauti dell'ombra
e il liscio gong della neve.
Preciosa, corri, Preciosa,
che ti prende il vento verde!
Preciosa, corri, Preciosa!
Guardalo da dove viene!
Satiro di stelle basse
con le sue lingue lucenti.

*

Preciosa entra, atterrita,
nella casa che possiede
più in alto della pineta,
il console degli inglesi.

Allarmati dalle grida
ecco tre carabinieri,
le nere cappe allacciate
e i berretti sulle tempie.

Latte caldo in una tazza
dà alla gitana l'inglese,
con un bicchiere di gin
che Preciosa non accetta.

E mentre piange e racconta
l'avventura a quella gente,
le tegole di lavagna
il vento morde furente.



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