Seamus Heaney (1939)

PUNIZIONE

Sento lo strappo
del capestro alla nuca
del suo collo, il vento
sulla sua fronte nuda.

Gonfia i capezzoli
in gocce d'ambra,
scuote il fragile sartiame
delle sue costole.

Vedo il suo corpo affogato
Nella torbiera,
la zavorra di pietra,
le verghe e i rami fluttuanti.

Sotto di loro all'inizio
scortecciato alberello
e ripescata ora
come un osso di quercia, coppa di cervello:

la sua testa rasata
come una stoppa di grano nero,
la benda agli occhi una fascia sporca,
il cappio un anello

a custodire
i ricordi d'amore.
Piccola adultera,
prima che ti punissero

avevi i capelli biondo lino,
denutrita, e il tuo
volto nero come catrame era bello.
Mio povero capro espiatorio,

io quasi ti amo
ma avrei scagliato, lo so,
le pietre del silenzio.
Io sono l'abile voyeur

delle esposte e annerite
celle del tuo cervello,
dell'intreccio dei tuoi muscoli,
di tutte le tue ossa enumerate:

io che sono rimasto muto
quando le tue sorelle traditrici
coperte di pece
piangevano al cancello,

che sarei complice
della civile indignazione,
io comprendo anche l'esatta
e tribale, intima vendetta.



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