Sesto Propenzio (50 ca-15 a.C.)

[LUOGHI DESERTI E SILENZIOSI...]

Luoghi deserti e silenziosi per il mio dolore,
e il soffio dello Zefiro nel bosco solitario.
Qui posso piangere la mia nascosta pena,
solo che le nude rocce mantengano il segreto.
Da dove cominciare, Cinzia mia, il lamento
delle mie lacrime, della tua durezza?
Ancora ieri, amante felice, mi dicevano:
oggi il mio amore si è macchiato di una colpa.
Cos'ho mai fatto? Quali incantesimi ti mutano?
Questa tua asprezza, è a causa di una donna?
Torna da me: mai nessun'altra - te lo giuro -
ha attraversato la mia soglia col suo bel piedino!
Acerbo il mio dolore, per colpa tua;
ma la mia collera non sarà mai tanto crudele
da motivare il tuo furore: non voglio farti piangere,
non rovinare gli occhi con le lacrime!
Non ti dimostro amore impallidendo,
la fedeltà non grida sul mio viso?
Ditelo voi - se conoscete amore -,
tu faggio, e tu pino, caro al dio d'Arcadia!
Ah, quante volte, sotto l'ombra tenera, risuona
la mia voce! E il nome “Cinzia” inciso sulla corteccia!
Forse perché la tua offesa mi dà un tormento
che soltanto le mute porte conoscono?
Ho imparato a sopportare in silenzio la superbia
della mia padrona: non fa rumore la mia pena.
Divine fonti, gelide rocce - il mio compenso -
e duro riposo su un sentiero abbandonato.
La storia del mio dolore dovrò narrarla
agli striduli uccelli, in solitudine.
Comunque tu sia, “Cinzia, Cinzia” ripeteranno i boschi,
e ogni roccia echeggerà il tuo nome.






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