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Un anno di poesie - Agosto 2012

Piero Bigongiari (1914-1997)


Alla sua donna

 
Le mura dove il nero travolgente
delle tue notti illuni penetrò,
o celeste sembiante che non ho
perduto, tu ancor specchi e consumi.

In timbri tramortiti le tue dita
celebrano il vento se riaffiora,
una lacrima cola illividita,
tra due colori transita un'aurora.

Ogni gesto riapre forse al limite
più spento il proprio cielo, io per sempre
velo il ritorno innamorato al mio
lento confine perdendomivi: resto

una forma che grida a te, mia amante:
tra i vitrei lampi i muri si confondono
coi fiori come un volto desolato
scopre un'ombra in un gelo di vetrate

non più sua e voltandosi improvviso
l'orma assente d'un vuoto inorridito;
io mi desto non più forse equilibrio
al mio morire che oltre mi sospinge

dove il tuo braccio langue per vestigio.
Le serre che diamantano i limoni
d'una luce radente si consumano
come la terra che forse ha sorriso.

Si deprime, nell'ora che lo folgora
il tempo sulle meridiane, prime
a suggerlo, l'ombra che dirime
l'eterno dal suo limite introvabile,

il segno del tuo viso inviolabile.
            
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