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Un anno di poesie - Ottobre 2010

Marina CvetaevaVicente Aleixandre (1898-1984)


Totale amore

   
No.
La vitrea luce che ferisce il fuoco,
che dissolve la fronte come un diamante finalmente arreso,

come un corpo cui fa groppo la gioia,
che si sfa come luce che non sarÓ mai fredda.

La luce che ammassa il suo corpo come l'ansia che nulla placa,

come il cuore che lotta e pur sull'orlo assale,
che non vuoI esser pi¨ sÚ nÚ riflesso, ma il fiume felice,
quel che senza l'azzurra memoria trascorre,
alla volta dei mari che tra loro si fondono
e sono amato e amante, ci˛ che gioisce e soffre.

FelicitÓ crescente di stendere le braccia,
di toccare i limiti del mondo come rive remote
di dove le acque non si ritraggono,
ma giuocano con sabbie dorate come dita
che carne o seta toccano, quel che freme e si turba.

Godere delle lontane luci crepitanti
sopra le nude braccia,
come suono remoto di giovani denti
che divorano l'erba giubilante del giorno,
quel che nascendo mostra la sua rosea saldezza
dove le acque bagnano tutto un cielo vissuto.

Vivere lÓ alle falde dei monti
dove mare e dirupo si confondono,
dove i verdi pendii ora san acqua
ora la guancia immensa dove i soli si specchiano,
dove il mondo ha un' eco in quella musica,

specchio al quale non sfugge il pi¨ piccolo uccello,
in cui Ŕ riflesso il trascorrere gioioso del creato.

Amore o ci˛ che ruota
o universo sereno
o mente che si eleva,
sangue che gira, cuore che si fonde,
luminoso baleno che nella notte crepita
e percorre la lingua oscura: che comprende.
            
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