Lo sapevo, mi stavi sognando,
non riuscivo per questo a dormire.
Un opaco fanale azzurreggiava
e mi indicava la via.
Tu vedevi il parco della regina,
col suo bianco, frondoso palazzo
e l'arabesco nero dei cancelli
agli ingressi sonanti di pietra.
Avanzavi ignorando la strada,
e pensavi: «Più presto, più presto,
o se solo arrivassi a trovarla,
a non destarmi prima di incontrarla».
Ed il guardiano delle belle porte
ti gridò dietro: «Dove vai?».
Scricchiolava, cedeva il ghiaccio,
sotto i piedi l'acqua nereggiava.
«Questo è il lago - tu pensavi -
sul lago c'è un isolotto ... ».
Ma nella tenebra d'un tratto
occhieggiò un bluastro fuoco.
Svegliandoti al chiarore crudo
di un povero giorno, gemesti,
e per la prima volta
mi chiamasti forte per nome.
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