D’un visetto lusinghier
gli occhi furbi quanto belli
con lusinga di piacer
m’hanno fatto innamorar.
Comincia così per gioco,
non volevo più penare;
or m’avveggio che col foca
non bisogna mai scherzar.
D’una candida beltà
l’occhio grande languidetto,
con dolcezza e maestà,
dà rispetto e spira amor;
ma né in cento sguardi e cento
sa poi dir tant’altre cose,
quante dice in un momento
un occhietto rubacor.
Pensa, Dafne, pur che un dì
mi risposero i tuoi sguardi,
che penare ognor così
non dovrei per troppo ardor:
lungamente poi crudeli
obliaron la promessa;
ed or peggio che infedeli,
negheranno il fatto ancor.
Non fidarti più di me
a restar così soletta,
brunettina, bada a te
ch’io mi voglio vendicar:
con pericolo di vita
mi piagar le tue pupille;
e se tu non sei ferita,
io non posso risanar.
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