Un anno di poesie : Maggio 2009

Gabriello Chiabrera (1552-1638)Gabriello Chiabrera (1552-1638)


Riso di bella donna

   
Belle rose porporine,
che tra spine
sull’aurora non aprite,
ma, ministre degli Amori,
bei tesori
di bei denti custodite,

dite, rose preziose,
amorose,
dite, ond’è che s’io m’affiso
nel bel guardo vivo ardente,
voi repente
disciogliete un bel sorriso?

È ciò forse per aita
di mia vita,
che non regge alle vostr’ire?
O pur è perché voi siete
tutte liete,
me mirando in sul morire?

Belle rose, o feritate,
o pietate
del sì far la cagion sia,
io vo’ dire in nuovi modi
vostre lodi;
ma ridete tuttavia.

Se bel rio, se bell’auretta
tra l’erbetta
sul mattin mormorando erra,
se di fiori un praticello
si fa bello,
noi diciam: ride la terra.

Quando avvien che uno zefir etto
per diletto
bagni il pie’ nell’onde chiare
sicché l’acqua in sull’arena
scherzi appena,
noi diciam che ride il mare.

Se giammai tra fior vermigli,
se tra gigli
veste l’alba un aureo velo,
e su rote di zaffiro
muove un giro,
noi diciam che ride il cielo.

Ben è ver: quando è giocondo
ride il mondo,
ride il ciel quando è gioioso:
ben è ver; ma non san poi,
come voi,
fare un riso grazioso.

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