Faceva caldo: un pomeriggio afoso.
Mi stesi sul letto, in cerca di sollievo.
Metà finestra aperta e metà chiusa:
la luce - come in mezzo al bosco,
come il chiarore basso del crepuscolo quando il sole fugge,
come l'attimo in cui non è più notte e non è giorno ancora.
Questa è la luce per le fanciulle timide:
una speranza, un rifugio al pudore trepidante.
Ecco viene Corinna, velata da una tunica ondeggiante,
il collo candido nascosto delle bande dei capelli:
così - dicono - la bella Semiramide entrava nella stanza
dell'amore, e Làide - la molto amata.
Le strappai la tunica; così sottile non era un grande ostacolo,
ma lei lottava ancora per coprirsi.
Lottava, si, ma non voleva vincere:
e fu sconfitta, col suo stesso tradimento.
Ferma, di fronte a me, senza quel velo:
era perfetta, in tutto il corpo.
Quali braccia, quali spalle accarezzai!
E seni, fatti apposta per essere chiusi nella mano!
E un ventre sodo sotto il petto esile,
e il fianco e la coscia snella….
Ma a che servono i dettagli? Era stupenda!
La strinsi tutta contro il mio corpo, nuda.
Il resto…. chi non lo indovina? Poi riposammo, stanchi,
Averlo spesso, un pomeriggio come questo!
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