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12 poesie per un anno - Gennaio 2005

W. ShakespeareWilliam Shakespeare (1564-1616)


Sonetto n. 18

     
      Devo paragonarti a una giornata estiva?
Tu sei più incantevole e mite.
Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di maggio
e il corso dell’estate è fin troppo breve.
      Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo
e spesso il suo aureo volto è offuscato,
e ogni bellezza col tempo perde il suo fulgore,
sciupata dal caso o dal corso mutevole della natura.
      Ma la tua eterna estate non sfiorirà,
né perderai possesso della tua bellezza;
né morte si vanterà di coprirti con la sua ombra,
poiché tu cresci nel tempo in versi eterni.
     Finché uomini respirano e occhi vedono,
vivranno questi miei versi, e daranno vita a te.
			
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